Proposte di film interessanti
Indigènes, di Rachid Bouchareb (a cura di Arezki Hamidi)
Mascarades, di Lyes Salem
(a cura di Arezki Hamidi)
Exils, di Tony Gatlif
(a cura di Arezki Hamidi)
Indigènes -
Francia 2006
di Rachid Bouchareb
Film
Anno Produzione: 2006
Data di uscita del Film : Settembre 2006
Regia : Rachid Bouchareb
Lungometraggio prodotto da: Francia, Algeria, Marocco e Belgio.
Rachid Bouchareb - Biografia
Regista Francese di Origine Algerina, diplomato presso il Centro sperimentale della Cinematografia, ha lavorato per più di 7 anni nella realizzazione di telefilm e corti metraggi e nel 1983 uno dei suoi documentari fu selezionato a Cannes.
“Indigènes” é stato premiato per l’interpretazione, ai 5 principali attori, a Cannes nel 2007.
“Baton Rouge” – 1984
Storia di Giovani francesi che vanno in America, con l’obbiettivo di migliorare la loro condizione, ma purtroppo trovano gli stessi problemi del paese d’origine con in più la loro situazione d’immigranti.
“Cheb” – 1991
Un giovane “Beur”, (immigrato nato in Francia), di 19 anni, con cittadinanza Algerina, é espulso verso l’Algeria. Un paese d’origine dei genitori dove non ha mai vissuto, che non conosce e dove é chiamato a fare il Servizio militare. Cercherà di fuggire con l’aiuto di una giovane ragazza.
“Poussiere de vie” – 1995
Storia di un ragazzo vietnamita, figlio di un ufficiale Afro-americano e di una vietnamita, in un campo di rieducazione. Assieme a due amici, tenterà di evadere.
“Little Senegal” – 2001
Giovane Senegalese alla ricerca dei suoi avi, che furono deportati come schiavi in America, due secoli fa. A harem, egli ritrova gente della sua famiglia e realizza le contradizioni e i conflitti tra gli Afro-americani e i Neri d’Africa.
“Indigènes” – 2006
Il film di oggi -
“London River” – 2009
Storia di Osman, mussulmano, e di Madame Sommers, cristiana. Il primo vive in Francia e la seconda in Gran Bretagna. Vita ordinaria fino all’annuncio della comparsa dei figli in seguito ad un attentato terroristico. Al di là delle religioni, la speranza di ritrovare la famiglia coi figli.
Storia del Film
Nel 1943, Mentre la Francia tenta di liberarsi della dominazione Nazista, il film narra il percorso di quattro soldati “Indigeni”, reclutati in Africa e poi dimenticati dalla prima armata francese. L’innamorato, il mercenario, il povero che cerca fortuna e l’idealista.
Famosi per il loro coraggio nei combattimenti, sono mandati in prima linea come carne da cannone. Soldi, amore per la Francia o per l’esercito Francese, fede nella libertà e l’eguaglianza, le loro motivazioni divergono per uno stesso obbiettivo; liberare la Francia, le armi in pugno.
È un omaggio alla memoria di questi uomini che sono morti per la Francia.
Riflessioni sugli avvenimenti
Il titolo, “Indigènes”. E stato scelto dopo il suoi indagini e le testimonianze con i protagonista reduci della guerra che si definivano “Soldati indigeni”. Un titolo che rimanda al famoso “Codice indigeno” che fu stabilito nel 1881 (1832: inizio della colonizzazione dell’Algeria). Il codice definisce l’Algerino una persona nativa del paese ma senza gli stessi diritti di un cittadino normale. Era un cittadino di seria B senza prospettive future.
Nella documentazione dell’Esercito Francese, risultavano, come “soldati indigeni” , i cognomi dei parenti dei 2 attori principali; Naceri (Algerino)e Debouze (Marocchino).
Combattere per la madre patria. Morire per una terra lontana, mai vista. Questa é l’avventura vissuta da migliaia di abitanti delle colonie Francesi durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre la Francia é spaccata in due. Una metà si è alleata con i nazisti (governo di Vichy), l’altra organizza la resistenza con gli Alleati. Ma terminata la guerra, a questi uomini (circa 130.000 soldati dell’impero coloniale durante la Seconda guerra mondiale) saranno destinati soltanto l’indifferenza e l’oblio.
Una volta liberata, la Francia arriverà addirittura a volgersi contro quegli stessi uomini che contribuirono a salvarla, fino ai massacri di Sétif del maggio 1945, dove morirono 45.000 manifestanti che gridavano liberta eguaglianza e indipendenza dell’Algeria.
Il film può, e deve anche, contribuire a riaprire un dibattito sul passato coloniale della Francia, così come sul presente e l’avvenire dei figli dell’immigrazione, i figli degli “indigeni”.
--------------
Intervento di presentazione del film
alla Rassegna del Film Africano - Cinema perla - BO
A cura di Arezki Hamidi -
Mascarades – Algeria 2008
di Lyes Salem
Film
Anno Produzione: 2008
Data di uscita del Film : Settembre 2008
Regia : Lyes Salem
Lungo Metraggio co-prodotto dall’Algeria
Lyes Salem - Biografia
Regista Algerino, è diplomato in Lettere Moderne presso l’Università Parigina della “Sorbonnes”. S’iscrive alla Scuola del Teatro Nazionale, poi al Conservatorio d’Arte Drammatica.
Recita al Teatro Classico le opere di Moliere e Shakespeare e più tardi, oltre a fare l’attore nel cinema, realizza, dal 1999 al 2003, Corti Metraggi.
Nel 2003, Ë premiato con il “Cesar” (Oscar Francese) del migliore Corto Metraggio il suo film “Cousines”.
Filmografia
“Cousines” (cugine) – 2003 – Francia - Algeria.
Storia di un incontro fra un giovane Franco-Algerino con i cugini e gli amici ad Algeri. Racconto di una relazione sentimentale che non poteva avere lieto fine perché Nedjma é fidanzata col Cugino Algerino.
Un confronto tra 2 società di una medesima generazione, tra tabù e tradizioni.
Storia del Film – Mascarades – Commedia satirica “Mediterranea”
------------------------------------------------------------
La storia è ambientata in un villaggio sperduto dell’Algeria. Il protagonista Munir, orgoglioso e pieno di sé, aspira ad una vita migliore e a un riconoscimento del proprio valore.
La sorella, colpita dalla narcolessia, malattia del sonno, è considerata una persona handicapata e per questo fatto, la gente deride il fratello.
Il fratello inventa un matrimonio della sorella con un ricco uomo d’affari della città e la gente del paesino cambia atteggiamento nei confronti della famiglia.
Riflessioni sugli avvenimenti
Attraverso la trama del film, la descrizione di un villaggio e dell'intero paese Algeria come addormentato all’immagine della sorella affetta dalla narcolessia.
Personaggi, nel film, senza scrupoli che approffittano della notizia del matrimonio per fare affari e truffare i concittadini.
Il diritto ad una donna di scegliersi il marito.
L’ex. amico, fidanzato della sorella, personaggio simbolo del rinnovamento di questa Algeria mobile che sogna pazientemente, con passione (amore per la finanzata) e impegno di uscirne (il viaggio) ed avanzare.
--------------
Intervento di presentazione del film
alla Rassegna del Film Africano - Cinema perla - BO
A cura di Arezki Hamidi -
Exils - Francia - 2004
di Tony Gatlif
Film
Lungo Metraggio - produzione: Francia
Anno Produzione: 2004
Data d’ uscita del Film : Settembre 2004 - (Belgio)
Regia: Tony Gatlif
-------------------------
Il film è stato premiato come migliore regia al Festival
di Cannes, nel 2004 (con Quentin Tarantino, presidente della
giuria di Cannes).
Tony Gatlif
Tony Gatlif è nato in Algeria da padre Kabyle, Berberi del Nord
Algeria e da madre Zingara. Dopèo una infanzia ad Algeri arriva
in Francia, nel 1960 durante la guerra per l’indipendenza. Fara
un percorso di vita molto difficile e eclatante, che andrà dal
carcere minorile all’incontro con il famoso attore teatrale Michel
Simon nel 1965, conseguendo corsi d’arte drammatica. Fa l’attore
al teatro e realista il suo primo film nel 1975, La “Tète
en ruine” (testa in rovina).
Dal 1981, inizia a trattare il tema, che approfondirà da una regia
all’altra: I Rom nel mondo, diventando il punto di riferimento
di una “comunità in movimento” e di un “universo
sonoro e musicale” di grande ricchezza e di grande diversità.
Tuttavia, si considera estraneo ad un attaccamento esclusivo ad una comunità,
Gatlif si definisce un “Mediterraneo” e, dall’altra
sponda del mare, compone le dolci melodie del sud.
Filmografia
1982 L'uomo
perfetto (Les princes)
1986 La
ragazza senza fissa dimora (Rue du départ)
1990 Gaspard
e Robinson (Gaspard et Robinson)
1993 Latcho
Drom (Latcho Drom) Tra musiche e danze,
il film racconta il lungo percorso che, dall'anno 1000 (circa) alla fine del
1900, il popolo zingaro ha intrapreso dal nord dell'India fino alla Spagna.
1997 Gadjo
dilo - Lo straniero pazzo (Gadjo Dilo) Stephane è un
giovane parigino che arriva in Romania alla ricerca della cantante rom Nora
Luca, di cui il padre gli ha lasciato una vecchia registrazione audio su nastro
che spesso ascoltava prima di morire. Gli zingari della comunità lo chiamano "Gadjo" (cioè non-rom,
straniero) a cui poi accosteranno l'aggettivo "Dilo", pazzo, per
la sua strana fascinazione e ricerca maniacale della Musica. Ricerca che, man
mano che procede, muterà non solo gli obiettivi della medesima, ma anche
la stessa persona di Stephane ed il suo modo d'intendere la vita.
1999 Sono
nato da una cicogna (Je suis né d'une cigogne)
2000 Vengo
- Demone flamenco (Vengo)
2001 Swing
2004 Exils
2006 Transylvania
Trama del Film – Exils – Tema
: Identità culturale e relazioni interculturali
--------------------------------------------------------------------------------------------------
Zano (Romain Duris) è orfano e discendente dalla comunità “pieds-noirs”,
cittadini d’origine francese nati in Algeria. Zano è un
musicista e abita a Parigi. Una mattina, egli dice alla sua amica “ e se
c’andiamo ad Algeri ? ». Naïma (Lubna Azabal),
non è figlia di nessuno, in galera da quando aveva 14 anni, la
vita l’ha sempre malmenata. Ha un nome nord africano ma non
nessuno al quale aggrapparsi, nessuna radice. Ella si sete « straniera
da per tutto ». Assieme percorrono le strade e attraversano
la Francia, la Spagna, una parte del Marocco e finiscono per ritrovarsi
ad Algeri, sulle tracce della famiglia di Zano e del nonno Ferdinand,
anticolonialista convinto. Lungo i loro percorsi e la scoperta
di universi musicali locali, Zano e Naima, che vivono da lavoretti stagionali,
incrociano altri personaggi: lavoratori Nord africani sfruttati nelle
vari fattorie spagnole, Zingari, o ancora una copia di algerini decisi
a raggiungere Parigi.
Riflessioni sul film e il tema
La musica, nei film di Gatlif, è parte integrante del viaggio.
A piede, in treno, e con altri mezzi, protagonisti hanno come
unico bagaglio, la musica. Zano rimane sempre connesso e in ascolto
alla musica, dalla tecno urbana al flamenco Andaluso fino alla sequenza
dove avviene il rituale Sufi della musica “transe” e i
due rimangono stravolti dai ritmi di tamburi e strumenti a fiato.
-Tony Gatlif è anche autore delle musiche e canzoni dei suoi
film.
«A Parigi c’è tutto» «Ma non per tutti».
Si dicono con gli amici incontrati lungo la strada. E, in effetti,
il tutto che avevano Zano e Naima – i due protagonisti – era
una disperata stanza in un palazzone di periferia.
“Exils”, non è un film sull’esilio ma sugli
esili, che siano interiori, geografici o alla ricerca dei valori e
dell’identità. Difficile costruzione di una identità,
sociale e individuale, quando non si sa da dove si proviene.
A cura di Arezki Hamidi -
La
videoteca del CD/LEI del Comune di Bologna -
un link
Il catalogo dei film disponibili, con le schede dei film
L´olocausto degli zingari "Liberté" commuove la Francia -
Una recensione
Il regista Gatlif: "Sono tutte storie vere che mi hanno raccontato
i sopravvissuti"
di LAURA PUTTI
PARIGI C´è una parola nella lingua rom che significa genocidio.
E´ "samudaripen". Non indica un genocidio qualunque, ma quello
che durante la Seconda Guerra Mondiale sterminò tra i 250 e
i 500mila zingari in territorio europeo. La cifra è vaga perché volutamente
mantenuta vaga è la vicenda. Pochi sono i libri storici sulla
deportazione degli zingari nei campi di sterminio, inesistenti letteratura
e cinema. Il popolo degli zingari non scrive e non filma, non ha memoria,
fugge il passato e i suoi fantasmi. Ma da almeno trent´anni il
regista francese Tony Gatlif (nato in Algeria da madre gitana) ricostruisce
in maniera poetica la storia degli zingari. Dopo film importanti come
Latcho Drom (1993) e Gadjo Dilo (1997) fino ai più recenti Exils
(2004) e Transylvania (2006), era inevitabile che, prima o poi, Gatlif
si sarebbe occupato dell´olocausto dimenticato del popolo nomade.
Lo fa a suo modo in Liberté, da poco uscito in Francia; lo fa
con molta poesia, con un tocco pedagogico, un pizzico generoso di politicamente
corretto e, soprattutto, raccontando una bellissima storia.
Quella di una famiglia di zingari che nel 1943 arriva con le sue tre
carovane nella Borgogna occupata dai nazisti. Tra loro è il muto
e "fool" Taloche, eccitatissimo e poetico simbolo di libertà,
violinista, scalatore di alberi e unito quasi sessualmente alle terre
che percorre, interpretato da James Thierrée (il musicista-acrobata
figlio di Victoria Chaplin, di impressionante somiglianza a suo nonno
Charlot). Lungo la strada la famiglia ha raccattato un orfanello in fuga,
P´tit Claude, il piccolo Claude, al quale tanta libertà non
pare vera e all´avventurosa vita gitana si adatta in un attimo.
Ma, al contrario di molti dei nostri sindaci odierni, quello del villaggio
vicino all´accampamento (Marc Lavoine) cerca in ogni modo di proteggere
gli zingari. Sa bene il rischio che corrono, sa che leggi razziali del
regime di Vichy seguono gli ordini dei nazisti invasori e lotta fino
alla fine per impedire ai francesi collaborazionisti di denunciare i
gitani. Accanto a lui una maestra resistente, mademoiselle Lundi (Marie-Josée
Croze), aiuterà i bambini dell´accampamento a frequentare
la scuola.
In "Liberté" (che non ha ancora un distributore italiano e chissà se
con i tempi che corrono lo troverà) Tony Gatlif racconta, con
altri nomi, la storia di personaggi realmente esistiti. «Yvette
Lundy, maestra resistente deportata a Ravensbruck, che oggi ha 94 anni,
mi ha aiutato a ricostruire la sua storia. Io ho trovato quella del notaio
Théodore, che ho trasformato in sindaco, il quale ha cercato di
salvare lo zingaro Tolloche e la sua famiglia internata nel campo di
Montreuil-Bellay. Liberata grazie al notaio la famiglia di Tolloche ebbe
anche in dono una casa. Ma incapaci di vivere tra quattro mura i gitani
ripartirono verso il Belgio, furono catturati, deportati e sterminati» dice
Gatlif al telefono dalla Svizzera dove ha accompagnato l'uscita del suo
film. «Il film è quindi storicamente ineccepibile anche
se io non sono uno storico, sono uno che lavora attraverso la poesia
e sempre dalla parte dei gitani. Solamente in Francia c´erano quaranta
campi, e ventimila persone vi sono state deportate. Dal Belgio invece
partivano i treni verso la Polonia, verso Auschwitz».
Tra i momenti più belli di Liberté, l´atto con cui
Taloche-Thierrée, ospitato con tutta la famiglia in casa del giovane
sindaco, apre i rubinetti per restituire all´acqua la sua libertà;
oppure quando Taloche correndo come un pazzo sui binari dopo aver visto
alcuni nazisti bagnarsi in un fiume, vi trova un orologio da tasca con
una frase incisa in ebraico, e sarà l'unico momento in cui nel
film l´olocausto degli ebrei sarà accostato a quello degli
zingari. Altro momento commovente sono i ritratti degli zingari nei campi,
la cui efficacia si deve al direttore della fotografia Julien Hirsh (capo
operatore di Godard e Téchiné, tra gli altri), vero maestro
della luce. Sono presepi viventi, mute ed immobili istantanee di gruppo
che, più di mille parole, spiegano una tragedia. Sembrano le fotografie
ritrovate ad Auschwitz nello studio del dottor Mengele."
Fonte: la Repubblica 10.3.10
|