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Attività di supervisione

L’associazione Diversa/mente conduce incontri di supervisione rivolti a psicoterapeuti, psicologi, psichiatri, assistenti sociali, mediatori culturali, educatori, insegnanti e in generale a chi opera in contesti multiculturali. La supervisione utilizza il lavoro di gruppo con particolare attenzione  all’analisi del controtransfert e alle componenti culturali.

Sono stati realizzati gruppi di supervisione con: Centro Donna Giustizia di Ferrara, progetto “Oltre la Strada”; Servizio per Rifugiati e Richiedenti asilo del Comune di Venezia; Spazio Giovani di Bologna; Servizio di Neuropsichiatria Infantile ASL Bologna.

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Utilità della supervisione in contesti multiculturali

La soggettività dell’operatore – impegnato nel lavoro di cura, in quello sociale ed educativo, e persino nella ricerca scientifica – è una variabile che non può essere eliminata.

La convinzione di realizzare interventi neutrali e oggettivi, in quanto basati sull’uso di strumenti standardizzati, di griglie o di rigidi protocolli, è un’illusione molto diffusa soprattutto in anni recenti. Come già sosteneva George Devereux – nel suo testo del 1967 “Dall’angoscia al metodo nelle scienze del comportamento” – l’osservatore della società, nelle immagini e negli affetti che essa suscita in lui, non può essere esterno e imparziale, ma è continuamente coinvolto in essa. È necessaria quindi una continua e rinnovata consapevole rettitudine scientifica da parte dell’osservatore, chiamata da Devereux etica dell’incontro.

Secondo Devereux, il modello epistemologico della psicoanalisi, il cui nucleo sta nella dialettica transfert-controtransfert, è in grado di chiarire i dilemmi epistemologici delle altre discipline che si occupano del comportamento umano. L’interazione transfert-controtransfert diventa per Devereux non più solo un procedimento tecnico della psicoanalisi, ma un paradigma generale del rapporto osservatore-osservato nel campo degli eventi umani.

 In particolare, la soggettività dell’operatore e le sue reazioni emotive vengono messe in gioco di fronte a situazioni di sofferenza per le quali mancano strumenti e dispositivi adatti a comprenderla ed elaborarla. Quando queste reazioni soggettive (che tecnicamente la psicoanalisi chiama controtransfert) non vengono riconosciute e rimangono nella solitudine dell’operatore, possono agire inconsapevolmente e in modo difensivo sulle rappresentazioni che l’operatore si fa dell’utente, sulle scelte operative e sulle modalità con cui vengono attuate. In tale modo queste reazioni soggettive finiscono per costituire un rischio sia per l’utente che per la salute psichica dell’operatore, il quale le rimuove anziché gestirle e trasformarle.

Tutto ciò si complica nella relazione transculturale. In essa non entra in gioco solo il controtransfert individuale, ma anche una più ampia reazione difensiva, attivata dalle differenze culturali, che agisce sia nel singolo operatore che nella organizzazione dei servizi, quasi sempre in modo inconsapevole. Infatti quando un fenomeno  – sensazione, emozione, percezione, spiegazione – che proviene da uno specifico mondo culturale non può essere assegnato a una categoria a noi familiare, è facile difendersi interpretandolo erroneamente o comunque squalificandolo come irrilevante se non addirittura primitivo.

La supervisione è, fin dagli esordi della psicoanalisi, lo strumento più importante attraverso cui l’analista controlla e confronta il proprio fare e il perseguimento di un etica dell’incontro. Questo strumento dovrebbe essere utilizzato anche dagli operatori e da chiunque si occupi del comportamento umano.

Referenti: Patrizia Brunori e Daniela Iotti
email: diversamente.bologna@gmail.com