Associazione diversa/mente
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Formazione etnoclinica

L’associazione Diversa/mente realizza percorsi di formazione, seminari, giornate di studio, convegni, inerenti l’etnopsichiatria, l’antropologia e la clinica transculturale, rivolti  a diversi profili professionali (operatori socio-sanitari, psicoterapeuti, psichiatri, psicologi, educatori, insegnanti, mediatori culturali…) in convenzione o in partnership con enti pubblici e privati.

Annualmente l’Associazione organizza anche incontri di aggiornamento tematici di riflessione e dibattito su temi etnopsichiatrici e antropologici, rivolti a tutti i soci.

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Perché la formazione etnoclinica

Occuparsi delle esigenze di vita e della cura della sofferenza di persone migranti pone il terapeuta – così come l’assistente sociale, l’educatore o l’insegnante – di fronte a situazioni complesse  e inedite che richiedono, per essere adeguatamente comprese e  trattate,  un  ripensamento delle nostre categorie esplicative e delle metodologie utilizzate.

Occorrono strumenti appropriati per pensare la differenza culturale, per cogliere i diversi linguaggi attraverso cui si struttura e si esprime la sofferenza, per realizzare metodologie di intervento in grado di intercettare la domanda della persona straniera e attivare le sue risorse e capacità di resilienza.

Non è però sufficiente introdurre una generica variabile culturale da affiancare ai modelli di diagnosi e di cura normalmente utilizzati. Infatti un uso superficiale della componente culturale, spesso identificata con rigide rappresentazioni della diversità, non migliora la nostra comprensione dei percorsi di vita e delle  difficoltà delle persone straniere. Al contrario esso può portare a interpretare comportamenti complessi come mere manifestazioni della cultura di appartenenza, impedendo di individuare i molteplici fattori che ne sono alla base (fattori sociali, trasformazioni culturali e meticciato, fattori specificamente personali…), e riducendo la clinica transculturale   a una paralizzante oscillazione tra una “verità culturale” e una “verità  psicopatologica”.  (Beneduce, 2007).

Serve una disciplina in grado di cogliere le relazioni, mai deterministiche, tra gli elementi culturali e sociali e il funzionamento psichico soggettivo; una disciplina in grado di far dialogare i differenti universi simbolici in cui dolore e malattia psichica possono essere pensati.

L’etnopsichiatria – nelle sue diverse declinazioni – ci appare un modello di riferimento particolarmente adatto a fare fronte a questa complessità.

Referenti:
Daniela Iotti, psicoterapeuta, specialista in psicologia transculturale.
Susana Liberatore, psicoterapeuta

Email: diversamente.bologna@gmail.com